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FUOCO AL CORANO IN NOME DI ALLAH
di Carlo Panella
Ed. Rubbettino, 2011
Euro 10
ISBN 978 88 498 2966 2
L'autore, Carlo Panella, con questo libro ha avuto un'intuizione geniale,indagare ed approfondire un tema scarsamente divulgato, almeno in Italia: l'Inquisizione islamica.
Ricca di dati, di spunti di riflessione e di fatti storici quasi del tutto sconosciuti ai più, la prima parte del libro, dedicata alla ricostruzione storica del rifiuto dell'Islam della stampa a caratteri mobili, è godibilissima ed interessante.
Dandoci un quadro molto realistico dell'ideologia islamica, soprattutto nell'Impero ottomano del XVI secolo, l'autore avalla senza mezze misure la tesi che la fede religiosa sia stata la responsabile del blocco della cultura nel mondo islamizzato, fino al XII secolo egemone.
L'analisi storica, benché non eccessivamente approfondita ( parliamo di un volume di appena cento pagine in formato semi pocket ) è comunque esaustiva e ricca di richiami bibliografici.
Partendo dal caso di due tipografi bresciani Alessandro e Paganino Paganini, condannati al taglio della mano destra per aver osato stampare due volumi del Corano ed averli introdotti nel territorio dell'impero ottomano con conseguente rogo dei libri a stampa che i due avevano immagazzinato nella stiva della propria nave, Panella dimostra chiaramente la causa principale della deriva oscurantista dell'Islam: la fede religiosa. Il peccato inammissibile, contestato ai tipografi, fu quello di aver contaminato il sacro testo con il vile metallo della stampa a caratteri mobili.
Ma a questo punto l'autore si ferma nella sua analisi, non compie il successivo passo inevitabile e logicamente conseguente: considerare la fede religiosa, tout court, responsabile di ogni oscurantismo.
Panella, invece, prende una posizione, potremmo dire, lepantina: il nostro dio meglio del loro.
I paragoni tra cristianesimo ed islam sono sparsi un po' in tutto il libro, le neanche tanto velate allusioni alla “ bontà “ della religione europea contrapposta alla “ malvagità “ di quella medio orientale sono intercalate nel testo, a mio modesto parere, in modo inopportuno e di vago sentore revisionista.
Quando ci sottolinea che le Crociate, ad esempio, furono “ ovviamente “ delle guerre di difesa, di contenimento dell'espansionismo arabo in Europa e che la “ leggenda “ di quelle Guerre Sante è stata inventata dai soliti anticlericali, massoni, giacobini, l'autore fa del revisionismo bell'e buono.
L'insinuare che il famigerato contrassegno giallo che gli ebrei furono obbligati ad indossare sotto il regime nazista in Europa trova le sue origini nella norma islamica del sec XIII che imponeva quel degradante uso, fa trarre all'autore la conclusione che l'Islam ne avrebbe la paternità primigenia e dunque una colpa ben maggiore rispetto alla stessa raccapricciante norma adottata dai papi nei secoli successivi!
Non si rende conto, l'autore, che bruciare libri e dunque bruciare la cultura non è diverso da mettere quei libri all'indice e magari bruciare sul rogo chi quei libri osava leggere o divulgare; l'Europa si è alzata culturalmente non grazie alla Chiesa Cattolica, ma nonostante la Chiesa Cattolica. Con l’invenzione della stampa fece un salto di qualità anche la censura. Il Concilio Lateranense V (1515) era già in allarme perché alcuni osavano stampare libri “che contengono errori contro la fede, affermazioni perniciose contrarie alla religione cristiana e lesive della buona fama di persone addirittura rivestite di qualche dignità” e disponeva “che ora e per sempre, nessuno, sia a Roma che in qualsiasi altra città e diocesi, stampi o faccia stampare un libro o qualsiasi altro scritto”, senza previo diligente esame di autorità vaticane, vescovi e inquisitori. Le sanzioni giunsero dal 1572 fino alla pena di morte per i giornalisti dell’epoca come Nicolò Franco, Annibale Cappello e Bernardino Scatolari, fatti giustiziare da Pio V o dai suoi successori. Ancora nella prima metà del XIX secolo papa Gregorio XVI lamentava l'assurda pratica della libertà di stampa ““quella pessima, né mai abbastanza esecrata ed aborrita ‘libertà della stampa’ nel divulgare scritti di qualunque genere; libertà che taluni osano invocare e promuovere con tanto clamore” ( Enciclica Mirari vos del 1832). ; non per nulla fu l'Europa centro settentrionale che dal XVII secolo decollò culturalmente proprio perché grazie alla Riforma riuscì a sganciarsi dal potere di Roma.
Il cercare quasi di giustificare le enormi colpe di cui la Chiesa Cattolica, nel corso dei secoli si è macchiata, mostrando le colpe di altre religioni, nello specifico l'Islam ( che di colpe in questo senso ne ha tante ) mi sembra una operazione inutile e che fa decadere l'opera di Panella a livelli imbarazzanti di inattendibilità storica.
Un libro, dunque, che va letto comunque in quanto ci fornisce interessanti informazioni sul livello censorio dell'Islam ottomano e ci permette, al contempo, di portare alla luce le contraddizioni interne delle grandi religioni monoteistiche con la loro inesauribile voglia di potere temporale e di controllo delle menti.
Roberto Anzellotti
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